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di Roberto Scurto | giovedì 27 dicembre 2007 14:55

Faceva freddo quella mattina del 1908 a Castellammare del Golfo. Salvatore Bonanno prese il suo piccolo bimbo di 3 anni da una culla per portarlo con se e con la compagna in America. Aveva fretta, sapeva che presto lo avrebbero trovato. Destinazione Brooklyn. Era l'unico modo possibile per evitare le conseguenze di una condanna. Il piccolo, passato alla storia poi con il nome di Joe Bonanno o Bananas, starà con la famiglia nel nuovo continente solo qualche anno. Deve passare un po' di tempo per poter ritornare a casa.
Dopo qualche anno, nel 1915, Joe finalmente torna nella sua terra che non aveva ancora avuto modo di conoscere. Quelli non erano anni tranquilli. Mussolini stava prendendo il potere e l'educazione di Joe era stata fortemente antifascista per volere del padre Salvatore, capo della famiglia dei Bonanno. Nel 1924 dopo la morte di entrambi i genitori decide così di tornare in America lasciando per sempre la Sicilia e Castellammare. È ancora un ragazzino ma è forte abbastanza per un viaggio avventuroso. Vuole fare carriera e diventare più importante del padre. Va a Marsiglia, Parigi, L'Avana, Tampa e infine a Brooklyn. In poco tempo conosce ed entra a far parte del clan mafioso castellammarese di Salvatore Maranzano, l'uomo che aveva avuto il compito di organizzare la mafia americana sotto il controllo di Vito Cascio Ferro. Joe sapeva però che l'aria era pesante, forti rivalità per il predominio su New York stavano per sfociare in qualcosa di più grosso.
Dal 1929 al 1931 scoppia l'inevitabile "Guerra Castellammarese". Apparentemente questa guerra è una lotta di potere tra due famiglie. Da un lato il leader della famiglia castellammarese a New York Maranzano con Joe "Bananas" Bonanno, Magaddino, Profaci e Aiello, dall'altro lato una fazione composta da gangster provenienti da altre parti della Sicilia e d'Italia con a capo Joe "The Boss" Masseria. Nella seconda famiglia c'era comunque gente del calibro di Al Capone, Lucky Luciano e Vito Genovese. In realtà essa fu frutto di un conflitto generazionale tra la vecchia leadership, la "Mustache Pete" (a causa dei lunghi baffi e che indicava i membri della mafia siciliana arrivati adulti negli Usa agli inizi del '900) e gli "Young Turkes", più giovani e provenienti da diverse parti dell'Italia.
Con la morte di Masseria terminerà la guerra di mafia. Maranzano, il vincitore, avrà però vita breve. Anche lui morirà in poco tempo per lasciare spazio a Lucky Luciano, il capo indiscusso. Questi per evitare future rivalità istituisce subito la Commissione che riuniva le principali e più importanti famiglie mafiose degli Stati Uniti, tra queste la famiglia Bonanno. Joe Bonanno non stava però a guardare. Aveva troppa sete di potere. Presto incorporò gran parte degli affiliati nella sua famiglia diventando sempre pù potente. I suoi interessi nel campo commerciale erano tantissimi entrando anche nel settore delle pompe funebri. In questo periodo Joe Bonanno inventa un modo famosissimo per occultare i cadaveri chiamato "doppia bara" (il corpo da occultare veniva nascosto sotto quello di un cliente delle pompe funebri).
Ma a Joe Bananas non basta. Vuole avere ancora di più. Investe in Arizona,California, Canada ma è a New York che il suo potere comincia a vacillare. I boss delle altre famiglie iniziarono a sospettare che Bonanno stesse tentando di prendere il controllo anche dei loro territori. E di fatti i piani di Joe Bonanno erano questi. Nel 1962 tentò di convincere suo cognato, il boss Magliocco, ad eliminare altri boss eccellenti. Rispettando la gerarchia del potere mafioso, Magliocco delegò a Joe Colombo il compito di provvedere a questi assassinii, ma quest'ultimo lo tradì e andò a riferire il piano agli altri membri della Commissione. Cominciano così i guai per il nostro Bananas, che condannato dalla commissione di cosa nostra, sparì simulando un sequestro di persona.
Sembrava sparire dalla scena per sempre ma la nostra storia non può finire così. Nel 1965 il figlio Salvatore subisce un tentativo di omicidio e Bonanno sa che dietro ad esso c'è colui che ha preso il suo posto nella gestione della famiglia in Commissione. Paul Sciacca è lui adesso il nuovo nemico. Presto iniziarono le ripercussioni per Sciacca in quella che fu conosciuta come "la guerra di Joe Bananas". Questa nuova faida divise la famiglia Bonanno in due rami: uno che supportava Joseph Bonanno e l'altro che supportava Paul Sciacca. Bonanno era ancora molto potente, più potente di Sciacca e la Commissione lo capì immediatamente. Prima che potessero essere presi ulteriori provvedimenti, Bonanno fu però colpito da infarto e si ritirò definitivamente dalla scena, mettendo la parola fine alla guerra. Solo questo potè fermare il castellamarese che è stato uno degli uomini più potenti dell'America intera. Partito da Castellammare era arrivato a comandare su una nazione che presto sarebbe diventata la più potente del mondo.
Tag: castellammare del golfo, mafia, storia, joe bonanno
Categoria: Inchieste | Commenti chiusi (19)
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Commenti:
1. da Antonio Pignatiello | giovedì 27 dicembre 2007 16:46
E Joe Valachi sarà la gola profonda un giorno di Cosa Nostra americana.
Lucky Luciano sarà il più potente alleato degli States per lo sbarco in Sicilia nel '43 e per la riorganizzazione dopo la caduta del nazifascismo in Sicilia delle strutture chiamate a suo tempo repubblicane e democratiche e da lì la Banda Giuliano, Portella, gli omicidi dei sindacalisti e l'ascesa dei Corleonesi poi.
Con la benedizione della Chiesa e di De Gasperi mentre Togliatti nicchiava prendendosi le zone conquistate a suo tempo dai partigiani.
L'Italia democratica nacque così.
:-)
2. da Zagor | giovedì 27 dicembre 2007 17:58
3. da Stefano Santoro | giovedì 27 dicembre 2007 22:41
4. da Bruce Lee | giovedì 27 dicembre 2007 23:20
Ma questo di Scurto, a mio modesto avviso, è un modo infantile di scrivere. la storia della mafia non è un fumetto, non è neanche una soup opera. Trovo semplicemente insultante ed inaccettabile, per chi ama scrivere, e per chi ama la nostra terra, scrivere di mafia in questo modo.
Scurto, secondo me lei è molto, ma molto, abissalmente lontano, dal capire minimamente cosa sia la mafia.
Sperando che il nostro censore abbia il coraggio di pubblicare questo commento e di non edulcorare come spesso ormai fa.
Buon natale
5. da Annalisa Ferrante | venerdì 28 dicembre 2007 00:52
6. da Antonio Pignatiello | venerdì 28 dicembre 2007 09:09
E allora mettiamoci anche che la strage di Pizzolungo venne gestita da uomini di Cosa Nostra di Castellammare.
7. da aquilotto | venerdì 28 dicembre 2007 09:13
8. da Antonio Pignatiello | venerdì 28 dicembre 2007 09:17
In questo hai la mia comprensione.
Ma penso che un modo di scrivere sia personale e non abbia dettami particolari nella forma.
Io magari, forse come te, esprimo altro, forse rabbia, quando scrivo di mafia ma credo sia una questione anche di culture personali, di esperienze personali, di tempi vissuti.
Un modo di scrivere può non piacere.
Però il pezzo di Roberto mi è piaciuto.
Un saluto Bruce
9. da bruce lee | venerdì 28 dicembre 2007 10:13
10. da Salvatore | venerdì 28 dicembre 2007 12:14
11. da seddik | sabato 29 dicembre 2007 15:41
La mafia impera e prospera solo se riesce ad offrire alla classe politica dominante protezione e collusione.-
Nel bene o nel male è necessario parlarne, senza mai dimenticare di condannarla e prenderne le dovute distanze.-
E' utile decifrare i meccanismi socio-politici che hanno consentito a questi personaggi di arricchirsi in terra straniera e di dichiarare guerra a chiunque ostacolava i loro criminali progetti.- E' preoccupante che ancora oggi questo potere viene tramandato.- Il fine è sempre lo stesso.- Dominio e arrichimento illecito.- Ogni Siciliano Onesto non deve temere di condannare pubblicamente questi personaggi.- Prima di Votate..Pensa.- La mafia prima di sparare pensa......
12. da robertoscurto | sabato 29 dicembre 2007 17:59
ti assicuro che ho molta rabbia sulla mafia e soprattutto sulle relazioni mafia-politica e se ne vuoi una prova ti posso mandare il link dei miei video sulla strage di capaci e sulle intercettazioni cuffaro guttadauro, nei quali i miei commenti non sono per nulla pacifici. Non voglio giustificarmi, ma se leggessi il mio blog troveresti molto sdegno verso certi tristi accadimenti. In questo post ho voluto solo narrare un uomo leggendario per fama vicino ad al capone e altri gangster americani, ormai molto lontani sotto tanti aspetti dalla mafia di oggi. inoltre ricostruendo la storia di Bonanno non si raccontano fatti degli ultimi venti anni e per questo nel narrare non ho messo tanto un narratore interno o che interviene con il suo punto di vista. Chi scrive spera che questi emergano nei commenti. con stima, roberto
13. da ezio | lunedì 31 dicembre 2007 16:28
In "qualche modo" hanno contrassegnato la storia della città di Alcamo. Io ero troppo piccolo, ne ho solo sempre sentito parlare. Ma si può trovare qualcosa al riguardo sulla storia di Vincenzo, Filippo e Natale (ma quest'ultimo è ancora vivo?)
14. da Antonio Pignatiello | martedì 1 gennaio 2008 08:57
Ma ha ragione anche chi pensa che quando si parla di mafia alla fine sopravviene a molti una certa nausea, non per le p.orcate che la mafia, i suoi collusi e favoreggiatori e complici, silenziosi e non organici fanno.
Una nausea che vedo nella gente che dopo un pò non ama nè sentirne parlare nè vederne le cose.
Accettandola come ineluttabile condizione della propria vita.
Da cui magari ci si può ricavare qualche briciola di favori senza mischiarsi con loro, fosse soltanto li quieto vivere tanto amato dalla nostra popolazione.
Tranne che poi tocca un giorno anche noi direttamente.
Allora si capisce che si è stati, tutti, complici.
15. da Salvatore | martedì 1 gennaio 2008 11:19
16. da Zagor | martedì 1 gennaio 2008 13:12
17. da ALE | martedì 1 gennaio 2008 16:00
18. da Salvatore | mercoledì 2 gennaio 2008 14:12
19. da anna | mercoledì 2 gennaio 2008 15:58