Lettura dati

Login utenti

Menu principale

Presentazione del progetto

Alcamo.it è il sito della città di Alcamo e del golfo di Castellammare: una web community per incontrarsi e un blog per informarsi e discutere di tutto.

Iscrizione alla newsletter

Informati con la newsletter:

I Web Memi di Alcamo.it

I Web Memi di Alcamo.it:
Lettura dati

Alcamo su Yahoo! Weather

Alcamo su Yahoo! Meteo:

Alcamo su Flickr

Alcamo su Flickr:

Alcamo su YouTube

Alcamo su YouTube:

Ultimi commenti

Ultimi commenti:

Iscriviti al gruppo Alcamo.it su Facebook

In questi giorni parliamo di...

Sostieni Alcamo.it

ALCAMO.IT on Facebook

La Community di Alcamo.it

Il blog di Alcamo.it

  • Roberto Scurto

    La storia di Joe Bananas

    di Roberto Scurto | giovedì 27 dicembre 2007 14:55

    Joe Bananas

    Faceva freddo quella mattina del 1908 a Castellammare del Golfo. Salvatore Bonanno prese il suo piccolo bimbo di 3 anni da una culla per portarlo con se e con la compagna in America. Aveva fretta, sapeva che presto lo avrebbero trovato. Destinazione Brooklyn. Era l'unico modo possibile per evitare le conseguenze di una condanna. Il piccolo, passato alla storia poi con il nome di Joe Bonanno o Bananas, starà con la famiglia nel nuovo continente solo qualche anno. Deve passare un po' di tempo per poter ritornare a casa.

    Dopo qualche anno, nel 1915, Joe finalmente torna nella sua terra che non aveva ancora avuto modo di conoscere. Quelli non erano anni tranquilli. Mussolini stava prendendo il potere e l'educazione di Joe era stata fortemente antifascista per volere del padre Salvatore, capo della famiglia dei Bonanno. Nel 1924 dopo la morte di entrambi i genitori decide così di tornare in America lasciando per sempre la Sicilia e Castellammare. È ancora un ragazzino ma è forte abbastanza per un viaggio avventuroso. Vuole fare carriera e diventare più importante del padre. Va a Marsiglia, Parigi, L'Avana, Tampa e infine a Brooklyn. In poco tempo conosce ed entra a far parte del clan mafioso castellammarese di Salvatore Maranzano, l'uomo che aveva avuto il compito di organizzare la mafia americana sotto il controllo di Vito Cascio Ferro. Joe sapeva però che l'aria era pesante, forti rivalità per il predominio su New York stavano per sfociare in qualcosa di più grosso.

    Dal 1929 al 1931 scoppia l'inevitabile "Guerra Castellammarese". Apparentemente questa guerra è una lotta di potere tra due famiglie. Da un lato il leader della famiglia castellammarese a New York Maranzano con Joe "Bananas" Bonanno, Magaddino, Profaci e Aiello, dall'altro lato una fazione composta da gangster provenienti da altre parti della Sicilia e d'Italia con a capo Joe "The Boss" Masseria. Nella seconda famiglia c'era comunque gente del calibro di Al Capone, Lucky Luciano e Vito Genovese. In realtà essa fu frutto di un conflitto generazionale tra la vecchia leadership, la "Mustache Pete" (a causa dei lunghi baffi e che indicava i membri della mafia siciliana arrivati adulti negli Usa agli inizi del '900) e gli "Young Turkes", più giovani e provenienti da diverse parti dell'Italia.

    Con la morte di Masseria terminerà la guerra di mafia. Maranzano, il vincitore, avrà però vita breve. Anche lui morirà in poco tempo per lasciare spazio a Lucky Luciano, il capo indiscusso. Questi per evitare future rivalità istituisce subito la Commissione che riuniva le principali e più importanti famiglie mafiose degli Stati Uniti, tra queste la famiglia Bonanno. Joe Bonanno non stava però a guardare. Aveva troppa sete di potere. Presto incorporò gran parte degli affiliati nella sua famiglia diventando sempre pù potente. I suoi interessi nel campo commerciale erano tantissimi entrando anche nel settore delle pompe funebri. In questo periodo Joe Bonanno inventa un modo famosissimo per occultare i cadaveri chiamato "doppia bara" (il corpo da occultare veniva nascosto sotto quello di un cliente delle pompe funebri).

    Ma a Joe Bananas non basta. Vuole avere ancora di più. Investe in Arizona,California, Canada ma è a New York che il suo potere comincia a vacillare. I boss delle altre famiglie iniziarono a sospettare che Bonanno stesse tentando di prendere il controllo anche dei loro territori. E di fatti i piani di Joe Bonanno erano questi. Nel 1962 tentò di convincere suo cognato, il boss Magliocco, ad eliminare altri boss eccellenti. Rispettando la gerarchia del potere mafioso, Magliocco delegò a Joe Colombo il compito di provvedere a questi assassinii, ma quest'ultimo lo tradì e andò a riferire il piano agli altri membri della Commissione. Cominciano così i guai per il nostro Bananas, che condannato dalla commissione di cosa nostra, sparì simulando un sequestro di persona.

    Sembrava sparire dalla scena per sempre ma la nostra storia non può finire così. Nel 1965 il figlio Salvatore subisce un tentativo di omicidio e Bonanno sa che dietro ad esso c'è colui che ha preso il suo posto nella gestione della famiglia in Commissione. Paul Sciacca è lui adesso il nuovo nemico. Presto iniziarono le ripercussioni per Sciacca in quella che fu conosciuta come "la guerra di Joe Bananas". Questa nuova faida divise la famiglia Bonanno in due rami: uno che supportava Joseph Bonanno e l'altro che supportava Paul Sciacca. Bonanno era ancora molto potente, più potente di Sciacca e la Commissione lo capì immediatamente. Prima che potessero essere presi ulteriori provvedimenti, Bonanno fu però colpito da infarto e si ritirò definitivamente dalla scena, mettendo la parola fine alla guerra. Solo questo potè fermare il castellamarese che è stato uno degli uomini più potenti dell'America intera. Partito da Castellammare era arrivato a comandare su una nazione che presto sarebbe diventata la più potente del mondo.

    Condividi: OKNOtizie Del.icio.us Technorati Facebook Twitter

    Technorati tagsTag: , , ,

    Categoria: Inchieste | Commenti chiusi (19)

    Commenti:

    • 1. da Antonio Pignatiello | giovedì 27 dicembre 2007 16:46

      Questo si chiama scrivere, Roberto.
      E Joe Valachi sarà la gola profonda un giorno di Cosa Nostra americana.
      Lucky Luciano sarà il più potente alleato degli States per lo sbarco in Sicilia nel '43 e per la riorganizzazione dopo la caduta del nazifascismo in Sicilia delle strutture chiamate a suo tempo repubblicane e democratiche e da lì la Banda Giuliano, Portella, gli omicidi dei sindacalisti e l'ascesa dei Corleonesi poi.
      Con la benedizione della Chiesa e di De Gasperi mentre Togliatti nicchiava prendendosi le zone conquistate a suo tempo dai partigiani.
      L'Italia democratica nacque così.




      :-)

    • 2. da Zagor | giovedì 27 dicembre 2007 17:58

      Nel mondo del malaffare, perchè vi appartiene di diritto, Jo Bonanno occupa un posto di rilievo. La classe non è acqua, il personaggio ha indubbiamente spessore, ha segnato un'epoca. Credo di avere letto che aveva conseguito un diploma al nautico di trapani, un titolo culturale che per i tempi era di altissimo livello. E sicuramente dimostrò in tutte le circostanze della sua vita di avere tratto profitto dai suoi studi, che ne fecero un capomafia diverso dai precedenti. Credo che fu proprio lui e non Lucky Luciano, come hai scritto, a costituire la commissione dei capifamiglia. Purtoppo investì le sue non comuni qualità nel crimine, pur se si pensa che non si occupò mai di stupefacenti. La sua figura ha ispirato scittori e cineasti, che ha volte ne hanno tatteggiato un'aurea mitica, si dice abbia ispirato o addirittura finanziato la realizzazione dl "Padrino". Pochi anni addietro suo figlio Salvatore detto Bill è venuto a Castellammare, dove hanno girato alcune scene di un film per una rete televisiva USA tratto da una sua biografia.
    • 3. da Stefano Santoro | giovedì 27 dicembre 2007 22:41

      Zagor si dice addirittura che Mario Puzo abbia scritto il suo libro The God Father dietro confessione di un boss...
    • 4. da Bruce Lee | giovedì 27 dicembre 2007 23:20

      Mi dispiace contraddire Antonio Pignatiello.
      Ma questo di Scurto, a mio modesto avviso, è un modo infantile di scrivere. la storia della mafia non è un fumetto, non è neanche una soup opera. Trovo semplicemente insultante ed inaccettabile, per chi ama scrivere, e per chi ama la nostra terra, scrivere di mafia in questo modo.
      Scurto, secondo me lei è molto, ma molto, abissalmente lontano, dal capire minimamente cosa sia la mafia.
      Sperando che il nostro censore abbia il coraggio di pubblicare questo commento e di non edulcorare come spesso ormai fa.
      Buon natale
    • 5. da Annalisa Ferrante | venerdì 28 dicembre 2007 00:52

      Caro Antonio, Joe Bonannao ha ottenuto anche un altro triste primato: e’ morto di vecchiaia, all’eta’ di 97 anni a Tucson in Arizona. Bonanno e’ morto nel suo letto dopo aver dato vita ad una guerra sanguinosa. Inquisito piu’ volte, subi’ nel 1980 la sua unica condanna penale per intralcio alla giustizia e condannato a 5 anni, sconto’ solo otto mesi. Negli anni sessanta i boss locali legati a Bonanno tenevano lezioni nella cittadina del golfo, agli aspiranti mafiosi, per valutare l’attinenza di ognuno ad entrare a far parte delle cosche. E fu proprio Salvatore Maranzano, zio dei fratelli Minore, a cavallo degli anni trenta, a ribattezzare la mafia siciliana in America "cosa nostra" riferendosi ad uno della famiglia, al conterraneo da rispettare e proteggere. Triste primato per Castellammare che annovera tra i suoi natali tutti i piu’ truci boss mafiosi. Un cordone ombelicale con gli Stati Uniti mai reciso. E da sempre in America, si sono alternate famiglie castellammaresi alla guida di cosa nostra. In ordine di importanza dopo Salvatore Maranzano e Joseph Bonbanno, il potere passo’ a Stefano Magaddino, cugino di Joe Banana, quindi ad altri otto castellamamresi rappresentanti del potere mafioso: Carmine Galante, Gaspare Di Gregorio, Joseph Barbara, Natale Evola, Frank Garofalo, Vincent D’Anna, Vincent Gigante e Joseph De Filippo.Quindi le famiglie Buccellato, Magaddino e Playa.
    • 6. da Antonio Pignatiello | venerdì 28 dicembre 2007 09:09

      Ciao Annalisa.
      E allora mettiamoci anche che la strage di Pizzolungo venne gestita da uomini di Cosa Nostra di Castellammare.
    • 7. da aquilotto | venerdì 28 dicembre 2007 09:13

      ...ma adesso si parla anche di questo Salvatore Matranga o Mantegna che in America è il nuovo "Joe Banana", non c'ha neanche 30 anni. Abitava da ragazzo a quanto pare in una traversa della via Crispi, la notizia fu riportata dai maggiori quotidiani non solo isolani, cosa si sa di questo ennesimo "castellammarese-prodigio" ?
    • 8. da Antonio Pignatiello | venerdì 28 dicembre 2007 09:17

      Bruce Lee, ho capito a cosa ti riferisci: la storia di Cosa Nostra è così tanto macchiata di sangue che vederne scrivere magari nel modo di racconto senza far apparire il sangue e le tragedie comminate in decenni può sembrare inusuale.
      In questo hai la mia comprensione.
      Ma penso che un modo di scrivere sia personale e non abbia dettami particolari nella forma.
      Io magari, forse come te, esprimo altro, forse rabbia, quando scrivo di mafia ma credo sia una questione anche di culture personali, di esperienze personali, di tempi vissuti.
      Un modo di scrivere può non piacere.
      Però il pezzo di Roberto mi è piaciuto.

      Un saluto Bruce
    • 9. da bruce lee | venerdì 28 dicembre 2007 10:13

      sì, antonio, hai proprio capito. Non mi è andato giù che si scriva di mafia senza coglierne assolutamente l'essenza: la malvagità, l'orrore. Riducendola a un'avvinceta scalata di simpatici mattacchioni. Attenzione perchè l'omertà si nutre di operazioni patinate, simpatizzanti. Mi è piaciuto invece il modo di Annalisa Ferrante. Ciao Antonio, ti ho sempre stimato.
    • 10. da Salvatore | venerdì 28 dicembre 2007 12:14

      Che Joe Bonanno fu un personaggio di grosso calibro delle famiglie mafiose che dagli anni ’30, in America, gestivano diverse attività illecite; dal contrabbando degli alcolici, attività portuali, costruzioni, droga, pizzo ecc., sono i libri e i vari film sulla mafia o cosa nostra che dir si voglia che lo raccontano. Che sia riuscito a comandare, quasi, come tu scrivi, una Nazione come l’America, ho i miei dubbi. Anche L. Luciano, che estradato dall’America - pena il carcere a vita - col preciso incarico, di aiutare, con la complicità di altri mafiosi dell’isola, tra questi: (Calogero Virzì, di Villalba, capomafia indiscusso di quegli, e gli anni a venire) lo sbarco degli alleati, fu un uomo di grosso peso. Comunque, complimenti per l’articolo. Sarei curioso di sapere le origini della mafia: chi scrive che è iniziata con i “Beati Paoli”, altri a con la commedia “I mafiosi della Vicaria”, altri ancora con la “mano nera”, ultimo con l’uccisione di E. Notarbartolo (e qui entra in scena la politica). Auguri per l’anno nuovo.
    • 11. da seddik | sabato 29 dicembre 2007 15:41

      La vera forza della mafia è,secondo me, la nostra paura , il nostro silenzio.-
      La mafia impera e prospera solo se riesce ad offrire alla classe politica dominante protezione e collusione.-
      Nel bene o nel male è necessario parlarne, senza mai dimenticare di condannarla e prenderne le dovute distanze.-
      E' utile decifrare i meccanismi socio-politici che hanno consentito a questi personaggi di arricchirsi in terra straniera e di dichiarare guerra a chiunque ostacolava i loro criminali progetti.- E' preoccupante che ancora oggi questo potere viene tramandato.- Il fine è sempre lo stesso.- Dominio e arrichimento illecito.- Ogni Siciliano Onesto non deve temere di condannare pubblicamente questi personaggi.- Prima di Votate..Pensa.- La mafia prima di sparare pensa......
    • 12. da robertoscurto | sabato 29 dicembre 2007 17:59

      caro bruce lee,
      ti assicuro che ho molta rabbia sulla mafia e soprattutto sulle relazioni mafia-politica e se ne vuoi una prova ti posso mandare il link dei miei video sulla strage di capaci e sulle intercettazioni cuffaro guttadauro, nei quali i miei commenti non sono per nulla pacifici. Non voglio giustificarmi, ma se leggessi il mio blog troveresti molto sdegno verso certi tristi accadimenti. In questo post ho voluto solo narrare un uomo leggendario per fama vicino ad al capone e altri gangster americani, ormai molto lontani sotto tanti aspetti dalla mafia di oggi. inoltre ricostruendo la storia di Bonanno non si raccontano fatti degli ultimi venti anni e per questo nel narrare non ho messo tanto un narratore interno o che interviene con il suo punto di vista. Chi scrive spera che questi emergano nei commenti. con stima, roberto
    • 13. da ezio | lunedì 31 dicembre 2007 16:28

      Sarebbe interessante se qualcuno potesse ripercorrere la storia dei Rimi di Alcamo.
      In "qualche modo" hanno contrassegnato la storia della città di Alcamo. Io ero troppo piccolo, ne ho solo sempre sentito parlare. Ma si può trovare qualcosa al riguardo sulla storia di Vincenzo, Filippo e Natale (ma quest'ultimo è ancora vivo?)
    • 14. da Antonio Pignatiello | martedì 1 gennaio 2008 08:57

      Ha ragione seddik quando dice che il problema della mafia è la nostra paura.
      Ma ha ragione anche chi pensa che quando si parla di mafia alla fine sopravviene a molti una certa nausea, non per le p.orcate che la mafia, i suoi collusi e favoreggiatori e complici, silenziosi e non organici fanno.
      Una nausea che vedo nella gente che dopo un pò non ama nè sentirne parlare nè vederne le cose.
      Accettandola come ineluttabile condizione della propria vita.
      Da cui magari ci si può ricavare qualche briciola di favori senza mischiarsi con loro, fosse soltanto li quieto vivere tanto amato dalla nostra popolazione.
      Tranne che poi tocca un giorno anche noi direttamente.
      Allora si capisce che si è stati, tutti, complici.
    • 15. da Salvatore | martedì 1 gennaio 2008 11:19

      Roberto, gli uomini da leggenda, non sono le persone come Joe Bonanno, Al Capone ed altri personaggi del crimine e del malaffare, politici inclusi. Gli uomini da leggenda sono modelli da seguire e imitare: uomini come Falcone e Borsellino e tantissimi altri che creano e danno la vita per migliorare la società. Pertanto, penso che l’aggettivo leggenda del tuo commento, quantomeno, avresti dovuto virgolettarlo. Un cordiale saluto e l’augurio di Buon Anno.
    • 16. da Zagor | martedì 1 gennaio 2008 13:12

      Salvatore, condivido in toto il tuo pensiero, aggiungerei al tuo elenco quelle persone, che seppur non raggiungendo la notorietà, hanno silenziosamente combattuto la mafia, non accettandone l'ineluttabilità - come dice Antonio -, non venendo a compromessi con il mafiosetto di turno o con la cattiva politica che egli spesso rappresenta, e così via. Fino a qualche anno addietro era consueta la commistione fra politici e mafiosi nei nostri paesi, a tal punto che non era facile distinguerne i rispettivi ruoli. Purtroppo è stata sufficiente una pessima fiction su questi balordi che si atteggiano a domineiddio, padroni della vita e della morte, per oscurare i veri modelli, a cui fai riferimento, nella mente di soggetti, per lo più giovani e scarsamente informati e con nessuna capacità critica.
    • 17. da ALE | martedì 1 gennaio 2008 16:00

      bel post, complimenti . Per un attimo mi sono sentito in quei film dei gangster americani come al capone che guardavo da piccolo. Sinceramente non capisco perchè tanto accanimento verso questo articolo che narra , effettivamente in modo tranquillo, la storia di Bonanno. Sappiamo tutti, compreso te caro roberto, che la mafia è una montagna di mer--, e di sicuro non è perchè si narra di un gangster che allora si prendono come esempio loro e non Falcone. Sono cose che non c'entrano proprio niente. So bene Rob la tua onesta passione civile e so pure le tue lotte su temi come mafia-corruzione-poltiica ad Alcamo con i tuoi video e articoli coraggiosi. Poi i giudizi sommari ad Alcamo ci sono sempre stati. abituati! siamo fatti così. ci rivediamo su. buon anno.
    • 18. da Salvatore | mercoledì 2 gennaio 2008 14:12

      Zagor, quello che più mi ha scosso nel commento di R.Scruto (anche se bisogna darle atto di aver scritto un bel racconto) è quello di citare alcuni personaggi del malaffare a uomini leggendari. Non penso, che a un’amministrazione comunale di qualsiasi zona della Sicilia, verrebbe in mente l’idea di intestare una piazza, una strada, un campo sportivo ed altro, ad un personaggio che ha creato lutti e distruzione nelle famiglie. Gli uomini leggendari sono quelli che, anche da morti, vivono per sempre nei nostri cuori. E poi, Alcamo non penso che si da meno di Castellammare, basta ricordare gli inizi degli anni ’90? Almeno questi ultimi sono più recenti. Un cordiale saluto.
    • 19. da anna | mercoledì 2 gennaio 2008 15:58

      Come al solito non si riesce a leggere un articolo senza doverlo criticare duramente e aspramente,non ho letto da nessuna parte il voler intitolare una via a un personaggio mafioso nell'articolo di roby,non capisco perche mai,nel commentare,si esca sempre dal seminato.....

    Ultimi articoli correlati:

    - Racconti di fine estate: 2 - Destarsi ad occhi chiusi di Domenico Piccichè
    - Piera Aiello, testimone di giustizia dimenticata dallo Stato di Roberto Scurto
    - PLAS 2009: il video dell'11 e 12 settembre di Alcamo.it
    - Il servizio di Sereno Variabile su Castellammare di Alcamo.it
    - Castellammare del Golfo a Sereno variabile, su Rai Due di Alcamo.it
    - PLAS 2009: e Castellammare del Golfo fa mostra di sé di Fabio Barbera
    - Una vastasata a Castellammare del Golfo di Alcamo.it
    - Bombe per tutti di Antonio Pignatiello
    - Ultimi due incontri per Paroleamare di Alcamo.it
    - Estate di divieti a Castellammare: chiude il Picolit di Fabio Barbera
    - Di Ingroia, Travaglio e dell'alcamese bavaglio di Laura Bartolotta
    - Parole Libere con Marco Travaglio e Antonio Ingroia di Alcamo.it
    - Maria Sandias ospite di Paroleamare di Alcamo.it
    - Dell'Ospedale di Alcamo, dei chirurghi e dei tagliaborse di Baldo Carollo
    - L'arte di scena a Scopello di Alcamo.it

    Ultimi articoli di Roberto Scurto:

    - Piera Aiello, testimone di giustizia dimenticata dallo Stato
    - Il governatore Lombardo fa shopping
    - Vincenzo Rimi in manette
    - La fine di Vincenzo Milazzo
    - La crisi finanziaria
    - Vito Guarrasi, l'uomo dei misteri
    - I massoni con la coppola
    - La donna che sfidò i Rimi
    - Il giudice e la picciridda
    - Breve post pre-elettorale
    - Accadde domani
    - I retroscena di un benservito
    - L'altra faccia di Cuffaro
    - Tra Veltroni e Papania
    - Franca Viola